Come funziona
il centro antiviolenza Lìberas
Colloquio telefonico
Il primo contatto avviene tramite telefono, consentendo di mantenere l’anonimato e di rispettare la riservatezza di chi ci contatta. Il colloquio telefonico permette di individuare le necessità, fornire le prime informazioni e fissare un colloquio in presenza, da svolgersi in un ambiente protetto, incentrato sul valore della relazione tra le soggettività interessate e le operatrici antiviolenza.
Colloquio in presenza
Il Centro di ascolto antiviolenza si avvale di pratiche femministe e transfemministe attraverso un servizio di ascolto attivo, in cui sarà centrale la libera scelta delle persone, il riconoscimento delle proprie capacità per favorire l’autostima, acquisire maggiore consapevolezza delle proprie risorse e della propria autorevolezza, accrescere la fiducia in sé in momenti di particolare difficoltà. Attraverso l’ascolto di ogni vissuto si chiariscono maggiormente i bisogni delle persone coinvolte, per la costruzione di un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Chi subisce violenza in genere è consapevole di ciò che sta vivendo, ma può accadere che perda il controllo della propria vita e si ritrovi in situazioni di vulnerabilità: la spirale della violenza paralizza e si cade in uno stato di paura. È essenziale dare voce a queste paure, per riconoscere l’urgenza di allontanarsi da situazioni di pericolo, così come è fondamentale identificare tutte le forme della violenza subita. Spesso, infatti, si limita a considerare come violenza solo quella fisica e sessuale, sottovalutando quella psicologica, economica e lesbo-bi-transfobica. Talvolta si fatica a riconoscere come violenza anche l’impossibilità di accedere a servizi e risorse economiche, di veder rispettati i propri diritti sociosanitari, riproduttivi e di cittadinanza. Ingiustizie che ci impediscono di essere realmente persone autodeterminate e che ci incatenano a contesti di violenza e privazione. Attraverso un’informazione consapevole, l’ascolto e il dialogo, è possibile accrescere la sensazione di sicurezza, primo passo verso un cambiamento che possa migliorare la vita di chi ha vissuto violenza. Donne, lesbiche, persone trans e non binarie che vivono una situazione di violenza spesso vivono un grande isolamento: per questo si incentiva la nascita di gruppi informali di auto mutuo aiuto, su modello della banca del tempo. Il Centro promuove una lettura sociale e culturale della violenza di genere rimanendo continuamente in comunicazione con le persone destinatarie, accogliendo necessità e bisogni ad oggi rimasti inespressi o non accolti.
Sportello Online LBT*
Lo sportello online nasce per abbattere le distanze geografiche, per avvicinare le soggettività LBT* che vivono lontano dal nostro Centro Antiviolenza a Cagliari (Pirri) e non hanno la possibilità di raggiungerci. Offriamo supporto sia online che in presenza. Garantiamo l’anonimato e tutela, anche in contesti territoriali piccoli dove la paura di essere riconosciutə può impedire la richiesta di aiuto.
Sostegno legale e psicologico
Si può avviare, solo ed esclusivamente se la persona interessata ne esprime il bisogno, una consulenza legale gratuita con una avvocata per conoscere i propri diritti. Inoltre durante il percorso di fuoriuscita dalla violenza le operatrici offrono un sostegno psicologico basato sulla relazione fornendo anche assistenza a minori nell’elaborazione dell’esperienza di violenza assistita o subita.
Sostegno lavorativo
Uno degli aspetti fondamentali per liberarsi dalla violenza è l’autonomia economica, perciò il nostro Centro offre un sostegno nei percorsi di autodeterminazione che aiutano chi ha subito violenza a ridare spazio e fiducia alle proprie risorse e ai propri talenti. Forniamo sostegno e affiancamento nella redazione dei curriculum vitae, nella ricerca di lavoro, nell’accesso alle risorse economiche dello Stato, nella fruizione dei servizi pubblici offerti dal territorio, nell’espletamento di procedure amministrative burocratiche, per raggiungere o rafforzare la piena indipendenza economica, lavorativa e abitativa.
Case rifugio
Il Centro, non disponendo attualmente di una casa rifugio, quando è necessario attiva la sua rete territoriale per l’accoglienza in una casa protetta. Si tratta di luoghi a indirizzo segreto, dove le donne che hanno subito violenza e loro figlie e figli possono vivere temporaneamente per sfuggire da gravi e pericolose situazioni di violenza.